Benvenuti a tutti...

"Non c’è uomo che non possa bere o mangiare, ma sono in pochi in grado di capire

che cosa abbia sapore"

- Confucio -

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giovedì 30 maggio 2013

Le fave

Confezionate in buste da 500 gr. 
Uso e consumo:
In commercio troveremo sia fave fresche che fave secche.
La fava fresca, si presenta sempre avvolta nel suo baccello, che deve essere croccante alla rottura e senza macchie, di un bel colore verde vivo e lucido. Per essere consumata, la fava fresca va tolta dal baccello e poi si deve procedere nell'eliminazione dell'escrescenza posta lateralmente alla fava (sul cosiddetto occhio).
La fava secca, al momento dell’acquisto, si può trovare sia dotata di buccia che già priva della buccia che ricopre ogni singolo seme; le fave con la buccia hanno bisogno di un ammollo di 16-18 ore, mentre se si parla di fave secche senza buccia (di colore bianco-giallastro), l'ammollo durerà solo 8 ore.
Il suo colore sarà, in quest’ultimo caso, bianco o di un giallo molto chiaro. 


Le fave fresche sono molto delicate, si conservano in frigorifero al massimo 2-3 giorni; in alternativa, possiamo sbollentarle (all'incirca per 4-5 min), farle raffreddare, riporle in sacchetti ben chiusi e congelarle.
Le fave secche invece, si conservano per molto tempo in contenitori ben chiusi e posti in un luogo asciutto.
La fava si può consumare sia cotta che cruda.Cruda, si accompagna generalmente con del formaggio pecorino, pancetta o salame; cotta è usata invece per la preparazione di zuppe e minestre.
In Spagna un piatto tipico cucinato con le fave è la fabada, (salsiccia in umido), in cui le fave sostituiscono i fagioli, nella preparazione.

Proprietà: 
Le fave sono ricche di proteine, fibre, vitamine (A, B, C, K, E, PP) e Sali minerali, importanti per la loro azione di drenaggio e forniscono al nostro organismo una buona quantità di potassio, magnesio, ferro, selenio, rame e zinco
I dietologi ci ricordano inoltre che tra i legumi, le fave risultano essere meno caloriche (37 calorie per 100 grammi).
Ma attenzione, questi numeri riguardano le fave fresche, perché con quelle secche l’apporto calorico sale vertiginosamente.
Esiste una grave forma di intolleranza alle fave, una vera e propria malattia, genetica, ereditaria e che si chiama favismo: essa è dovuta alla mancanza di un particolare enzima nei globuli rossi (si manifesta con una grave forma di anemia provocata dall'ingestione delle fave).

Curiosità: 
La fava è il frutto di una pianta erbacea (Vicia faba) che appartiene alla famiglia delle Leguminose, e si pensa sia di origini asiatiche; predilige le temperature fresche e cresce in regioni temperate, come quelle mediterranee.
La fava cresce in baccelli di circa 15-25 cm che si presentano con l’estremità appuntita: all’interno del baccello, rivestito da uno strato spugnoso, si trovano i semi grossi e piatti, avvolti da un tegumento (pelle), che a seconda della numerose varietà, può essere di colore verde, rossastro o violaceo.
La fava si dice sia originaria dell’Africa settentrionale e in Cina, già 5.000 anni fa, veniva usata come alimento; successivamente la sua coltivazione si diffuse anche tra gli Egizi, i Greci e i Romani.
In America le fave vennero introdotte dopo la scoperta di Cristoforo Colombo e tutt’ora si coltivano ampiamente nelle regioni dell’America latina. Si pensa che le fave, non avendo la necessità di essere cotte per essere consumate, siano state tra i primi legumi che l’uomo abbia mangiato, addirittura prima del 3000 a.C.
Si sono trovate delle fave nei resti di villaggi neolitici in Svizzera, come in tombe egiziane risalenti al 2400 a.C.
Il celebre Pitagora proibiva ai propri discepoli di mangiare le fave, in quanto vedeva nelle macchie nere presenti nei loro fiori, il simbolo infernale della presenza delle anime dei morti (il nero è colore abbastanza raro nei vegetali); 
Arisotele, invece, ne decantava le virtù.
Tra i romani le fave ebbero un grande successo, 
tanto che venivano mangiate anche crude assieme al baccello quando erano particolarmente tenere; una delle famiglie (gentes) più importanti della storia di Roma, cioè i Fabi, si dice che prese il proprio nome dalla fava.
Ma nell’epoca imperiale la fava subì un crollo e divenne il cibo di mero appannaggio delle classi povere; trovò il suo declino verso il Cinquecento, con l’arrivo del più versatile fagiolo, venuto dall’America.

martedì 28 maggio 2013

Le lenticchie

Confezionate in buste da 500 gr. 
Uso e consumo: 
La prima cosa importante da sottolineare è che la consumazione delle lenticchie deve avvenire previa cottura, poiché a crudo il prodotto non è digeribile a causa della presenza di fattori anti digestivi che vengono distrutti dal calore. Sono facilmente conservabili ed hanno un costo basso per cui vengono consumate da sempre in molte nazioni, specialmente in Italia, dove è consuetudine mangiarle durante la cena dell’ultimo dell’anno come buon auspicio (specialmente dal punto di vista economico) per “garantirsi” un futuro prosperoso.
Quando è possibile, è opportuno scegliere le lenticchie secche, rispetto a quelle in scatola, perché sono più ricche di principi nutritivi e prive di conservanti. Sicuramente quelle in scatola sono più pratiche e più veloci da cucinare, ma è anche importante ricordare che cuocere questo legume è piuttosto facile e poco impegnativo: basta mantenere le lenticchie “in ammollo” (minimo 4 ore ma il massimo sarebbe arrivare a 12) aggiungendo del bicarbonato (un cucchiaio per ogni litro d’acqua). A contatto con l’acqua, il bicarbonato si scioglie liberando anidride carbonica e acqua, quindi il calcio si deposita sul fondo e sulla superficie dei legumi contenuti nella pentola, indurendone la superficie e rallentandone la cottura. Ecco perché viene utilizzato il bicarbonato: per aumentare la concentrazione degli ioni bicarbonato, che hanno il compito di evitare la formazione della pellicola sulla superficie dei legumi, rendendoli poco gradevoli.
Un importante accortezza da non trascurare è quella di dosare bene l’acqua quando si cucinano, in modo da evitare la perdita di vitamine e preziosi sali minerali. Per questo motivo è opportuno usare una quantità d’acqua adeguata (l’acqua deve coprire abbondantemente le lenticchie fino a ricoprirle tutte) e per quanto riguarda la cottura, l’ideale sarebbe poterle tenere sul fuoco (lento) per circa mezz'ora o poco più.


Proprietà: 

Le lenticchie hanno un alto valore nutritivo e contengono circa il 25% di proteine, il 53% di carboidrati e il 2% di olii vegetali. Sono anche ricche di fosforo, ferro e vitamine del gruppo B. Inoltre hanno anche un alto contenuto proteico, una buona quantità di zuccheri e una scarsa quantità di grassi, oltre ad essere ricche di vitamine, sali minerali e fibre. Sono molto indicate nella prevenzione dell’arteriosclerosi poiché i pochi grassi in esse contenute sono di tipo insaturo. La grande quantità di fibre le rendono molto importanti e utili per il funzionamento dell’apparato intestinale e per tenere sotto controllo il livello del colesterolo. Ma non è tutto: le lenticchie contengono anche soflavoni, sostanze che “puliscono” l’organismo. Gli esperti consigliano di consumarle soprattutto in virtù delle loro proprietà antiossidanti che agiscono positivamente sugli inquinanti a cui tutti siamo soggetti. Le lenticchie sono anche molto ricche di tiamina, utile per migliorare i processi di memorizzazione, mentre il contenuto consistente di vitamina PP fa sì che esse abbiano anche la proprietà di fungere da potente equilibratore del sistema nervoso, con azione antidepressiva e antipsicotica. Infine, sono molto indicate per tutti coloro che necessitano di ferro, mentre sono assolutamente controindicate nei soggetti iperuricemici. 

Curiosità
Le lenticchie, alimento base per i popoli nomadi fin dal Neolitico, assumono fin dalla coltivazione un significato ben augurale. La loro coltivazione inizia nelle terre dell’antico Egitto diventando subito un alimento nutriente di piccole dimensioni ma di grande spessore nell'arte del cibare. Dall'Egitto già nel 525 a.C. e precisamente dall'antichissima Pelusio sul Nilo che un mito vuole patria del grande Achille, si racconta che le navi egizie rifornivano regolarmente i porti di Grecia ed Italia di lenticchie. E da qui la lenticchia oltre che alimento diventa anche elemento d’ interpretazioni. Le lenticchie nell'antichità furono collegate simbolicamente anche alla morte. Basta rileggere il notissimo episodio scritto nel libro della Genesi dove ci racconta di Esaù che rientrato affamato dalla campagna, vide Giacobbe che aveva cotto un piatto di lenticchie. Quando gli chiese da mangiare poiché era sfinito, Giacobbe chiese in cambio la primogenitura, e Esaù accettò). Quindi abdica a favore del fratello, di essere lui il padre, la guida ed il Re degli ebrei, combinando una compravendita cosi sfavorevole all'uno, quanto favorevole all'altro. E’ il primo cibo preparato dall’uomo del quale si ha testimonianza scritta, non meno di 4000 anni fa. Parafrasie che si usa ancora quotidianamente nei modi di dire, delle persone che si vendono per poco, per un piatto di lenticchie appunto, che significa ricevere un valore bassissimo rispetto a quello che si dà in cambio. Da allora l’antica tradizione ebraica impone che gli Ebrei mangino lenticchie quando sono in lutto, in ricordo di Esaù per aver svenduto quanto aveva di più prezioso. Per millenni la lenticchia risulta uno dei prodotti più importanti nell’agricoltura e nel commercio del Mediterraneo e alimento fra i più comuni ed apprezzati ad Atene come a Roma. Di quale sublime devozione era tenuta la lenticchia basterebbe conoscere la storia della colonna egizia del colonnato di Piazza S. Pietro, portato a Roma nel I secolo per volere di Caligola, l’obelisco attraversò il Mediterraneo su una nave immerso e protetto da un carico di lenticchie. 
Ancora nei secoli dopo le lenticchie torneranno a tormentare i sogni adducendo fortuna o lutti a seconda di chi interpretava e gradiva questo piccolo legume. Nel Medioevo i ceti più abbienti, i nobili ricchi relegarono il consumo delle lenticchie alla mensa dei poveri, servite e mangiate quasi esclusivamente nei conventi e fra la gente, umile ma dotta, che diede alla lenticchia il ruolo che meritava, nutrire bene, piacere e costare poco. 
 In Francia al tempo di Luigi XIV le lenticchie venivano date come cibo ai cavalli ed erano considerate un cibo pessimo. Come tutti gli alimenti e gli elementi destinati all’eternità la moda non ne intacca le virtù né li seppellisce. Cosi la lenticchia ha attraversato la simbologia del tradimento legandosi ai Patriarchi ed accompagnato lutti e morti, tormentato sogni e ricevuti superficiali giudizi da gente di spessore nobile ma leggera di gusto.
Annotiamo infine una curiosa credenza popolare sulle lenticchie. In quanto di piccole dimensioni, a parità di peso con altri legumi, si presentano nel piatto in numero maggiore. Perciò mangiare lenticchie nel primo giorno dell'anno, induce la famiglia a sperare di guadagnare un pari numero di monete d’oro.

mercoledì 22 maggio 2013

Trasformazione peperone crusco in polvere

Oggi faremo un viaggio nel mondo del peperone crusco e della profumatissima polvere ricavata da esso. 





I peperoni vengono sfilati dalle famose "inserte". 











Viene tagliata la punta e il gambo e tagliati lateralmente per eliminare tutti i semi . 










I peperoni vengono  portati nell' opificio addetto alla macinatura e viene macinato senza aggiungere conservanti. 






















Dopodiché la polvere viene portata in magazzino pronta per essere confezionata in bustina da  50/500 gr.   















.... E i semi?















E ai semi viene fatto un trattamento batteriologico per disinfettarli e per evitare che 
prenda malattie durante la vegetazione in campo... si, perché da questi semi nasceranno le piantine di peperone per la campagna 2013..












PRONTI PER LA PRODUZIONE DEL PEPERONE CRUSCO 2013... 

giovedì 28 marzo 2013

Pomodori secchi

Un altro prodotto molto apprezzato prodotto da" Agripeppers"  è il pomodoro secco, 
essiccato naturalmente... 



venerdì 27 luglio 2012

Crema di peperoncino



Preparazione: 
Lavate i peperoncini, togliete il picciolo e metteteli a frullare insieme all'aglio e al sale fino ad ottenere un bel composto denso. 
A questo punto versate il composto in un colino d' acciaio e lasciatelo riposare tutta la notte nel colino per fare espellere tutta l'acqua in eccesso.
Passata la nottata, mettete il composto in una terrina ed emulsionatelo con l'olio fino ad ottenere una crema omogenea di un bel colore rosso fuoco.
Invasettate la vostra crema di peperoncini in vasetti piccoli e chiudeteli con tappi nuovi, quindi fate sterilizzare il tutto per almeno mezzora.





Consiglio: 

Questa buonissima crema al peperoncino, amata non solo dai cultori del piccante, è ottima se spalmata su dei crostini serviti come antipasto, ma anche come semplice condimento per un buon piatto di pasta.






mercoledì 18 aprile 2012

mercoledì 4 aprile 2012

Le spezie: Polvere di Peperone e Fiocchi di Peperone

Dai nostri peperoni migliori nascono le spezie, ecco perché il loro colore rosso vivo!... 

disponibile nelle grammature da 50 gr e 500 gr
disponibile nelle grammature da 50 gr e 500 gr











disponibile nelle grammature da 50 gr e 500 gr
disponibile nelle grammature da 50 gr e 500 gr





























...ma la nostra gamma di spezie non si limita solo ai prodotti derivanti dal peperone, a vostra disposizione anche rosmarino, origano, cipolla, aglio, salvia, prezzemolo .